Clip selettiva Zeiss per ipovedenti

LENTI E SISTEMI MICROSCOPICI PER IPOVISIONE

Marca: Carl Zeiss
Modello: Filtri selettivi

Prezzo: € 160,00

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ZEISS F 540, F 560, F 580

I trattamenti a speciale protezione oculare F 540, F 560 e F 580, assorbono la parte dello spettro a cui i coni sono sensibili e pertanto offrono loro una idonea protezione. Inoltre riducono l’abbagliamento e favoriscono l’adattamento alle diverse condizioni luminose.

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ZEISS F 60, F 80, F 90.

Allo scopo di realizzare una serie di lenti a speciale protezione oculare che alterino il meno possibile la percezione cromatica, presentino una tonalità non molto diversa dalle comuni lenti a protezione “da sole”, è stato necessario studiare ed innovare le caratteristiche spettrali dei filtri, indebolendo la componente rossa ed adeguando la trasmissione della luce alle diverse esigenze di luminosità.

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ZEISS F 60 è particolarmente indicata per interno in presenza di illuminazione fluorescente. ZEISS F 80 e F 90 sono idonee nelle prescrizioni per esterno. L’effetto cosmetico dei trattamenti a speciale protezione oculare F 60, F 80, F 90, molto simile a quello delle comuni lenti “da sole”, associato ai vantaggi in termine di protezione e comfort, aumenta il livello di accettabilità sia nell’utilizzo indoor, sia outdoor.

Approfondimenti sull'ipovisione

L’ipovisione è quella condizione che, a causa di una patologia neuroftalmologica irreversibile, presenta una compromissione della funzione visiva (dell’acuità visiva e/o del campo visivo) non correggibile con lenti convenzionali, che non consente, a chi ne è affetto, un’autonomia visivo-funzionale relativamente alle proprie esigenze. L’ipovisione può essere definita uno stato patologico che può portare alle seguenti conseguenze:

• La menomazione visiva, cioè la perdita parziale o completa di specifiche funzioni visive derivante da una patologia a livello dell’occhio, della trasmissione del messaggio visivo e/o dell’interpretazione corticale.
• La disabilità, cioè la perdita parziale o completa delle normalicapacità correlate alla visione, quali: la comunicazione non verbale (mimica, sorriso, etc), il comportamento (passività, aggressività, etc), le attività della vita quotidiana (lettura, preparazione e consumo dei pasti, pulizie domestiche, igiene personale, guida dell’auto, etc), gli spostamenti, la vita professionale.
• L’handicap, cioè lo svantaggio che si manifesta a livello sociale, psicologico ed affettivo il cui superamento richiede sforzi socio-economici per soddisfare le personali esigenze.

Le principali patologie causa di ipovisione sono la Degenerazione maculare Senile o legata all’età (conosciuta anche come DmS, o DmLE, o AmD, o Age-related macular Degeneration), la maculopatia miopica, la retinopatia diabetica, il glaucoma, le degenerazioni tapeto-retiniche (come ad es. la retinopatia pigmentosa).

Nei paesi industrializzati gli ipovedenti rappresentano circa l’1,5% della popolazione. In Italia ci sono circa 1 milione di ipovedenti: le previsioni dicono che nel 2018 il 25% della popolazione sarà costituita da anziani e pertanto il numero di ipovedenti sarà fortemente destinato a crescere. Si è valutato che in Europa siano presenti circa 1 milione di non vedenti e circa 11 milioni di ipovedenti, di cui almeno un 75% potrebbe trarre giovamento dall’utilizzo di ausili visivi. La nuova classificazione di ipovisione e cecità in Italia si attiene a quella definita dall’organizzazione mondiale della Sanità (legge 138/2001 Gazzetta Ufficiale n° 93 del 21.4.2001). Per il nomenclatore tariffario, che regola le prestazioni di assistenza protesica erogabili nell’ambito del Servizio Sanitario nazionale (Decreto ministeriale n° 332 del 27.8.1999), gli aventi diritto sono:

• gli invalidi, riconosciuti tali per menomazioni visive con residuo visivo < 1/10 in entrambi gli occhi con eventuale correzione;
• i minori di anni 18, anche se non invalidi civili, con visus residuo < 1/10 nell’occhio migliore con correzione.

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L’ipovedente avente diritto potrà avvalersi del contributo parziale o totale previsto dal nomenclatore tariffario soltanto se acquisterà l’ausilio presso un punto vendita di ottica facente parte della lista dei fornitori ASL. In caso contrario l’ipovedente non avrà alcun contributo. Sia per la fornitura in convenzione con la ASL, sia per l’effettuazione delle prove, sarebbe necessario che il punto vendita di ottica fosse dotato di una strumentazione minima comprendente il videoingranditore, i set di prova di ausili ottici, gli ottotipi specifici.

L’acutezza visiva è rappresentata dalla capacità di riconoscere dettagli (lettere, anelli, simboli) della minore dimensione angolare possibile: rappresenta la misura della funzione foveolare o di aree che la sostituiscono (nel caso ad es. di uno scotoma centrale). Un’esatta determinazione dell’acuità visiva riveste un ruolo importante in ipovisione, sia per la classificazione della menomazione visiva, sia per avere una base nota per il calcolo teorico dell’ingrandimento necessario per la lettura, per la scrittura, per la televisione. Per capire la realtà visiva nell’ipovisione si consideri ad esempio un ipovedente con DmS.

Per leggere deve utilizzare un’area retinica non compromessa e questo significa una zona della retina extra foveolare dove l’acuità visiva in tale area sarà tanto più bassa quanto più distante dalla fovea: questo è il motivo per cui in ipovisione non si parla di acuità visiva, ma di acuità residuale o residuo visivo.

Per offrire la possibilità all’ipovedente di tornare a svolgere alcune attività tra le quali la lettura, la scrittura, attività manuali o guardare il televisore, ad esempio, è necessario ingrandire l’immagine all’interno di tale area in modo che possa essere percepita. Ma che cos’è l’ingrandimento? Rappresenta il valore di quanto deve essere ingrandita sulla retina la dimensione dell’oggetto: tutto questo allo scopo di avere un maggiore numero di cellule visive stimolate. Una semplice regola per il calcolo dell’ingrandimento è la seguente: ingrandimento = acuità utile / acuità residuale.

Il valore minimo di acutezza visiva necessario a supportare la funzione (acuità utile) varia in relazione alle diverse attività: televisione: 0.4-0.6; lettura: 0.4-0.5; scrittura: 0.3. Esempio: per un’acuità residuale 0,1 si può stimare che il minimo ingrandimento necessario per la lettura sia uguale a 4 x (ingrandimento = 0,4 / 0,1 = 4 x). L’ingrandimento del sistema per la lettura deve essere tale da poter percepire almeno 4 o meglio 5 lettere di una parola in quanto un maggior ingrandimento, riducendo il numero di lettere, renderebbe incomprensibile la lettura e la comprensione dei testi.